Exemple

La sublime bellezza del San Marco di Donatello restaurato, al Museo di Orsanmichele

Firenze, 20 maggio 2021. E’ tornato al suo originario splendore la statua marmorea del San Marco, capolavoro giovanile di Donatello, grazie alla collaborazione fra i Musei del Bargello e l’Opificio delle Pietre Dure e al sostegno economico di Friends of Florence.

L’opera venne realizzata per il Tabernacolo dell’Arte dei Rigattieri e Linaioli in Orsanmichele fra il 1441 e il 1413, all’incirca in quegli stessi anni che videro il talentuoso, poliedrico e rivoluzionario artista fiorentino intervenire per altre due importanti sculture destinate alle edicole esterne del prestigioso palazzo delle Corporazioni fiorentine: il San Pietro dell’Arte dei Beccai e il San Giorgio per l’Arte dei Corazzai e Spadai.  La scultura – per la quale lo stesso Michelangelo (poco avvezzo a elogiare altri artisti) elargì parole di ammirazione annotando di non aver mai visto una figura con più “aria d’uomo da bene”  e che Vasari nelle Vite ricorda per il disappunto iniziale dei consoli dell’Arte alla vista ravvicinata della statua, superato al momento della collocazione in alto nella nicchia (a conferma dei virtuosismi donatelliani nell’utilizzo di diversi gradi di finitura per opere destinate ad essere ammirate dal sott’insù) – fa parte delle collezioni del Museo di Orsanmichele.

“Il San Marco marmoreo di Donatello è un’opera misconosciuta al grande pubblico, come poco nota è la strepitosa produzione marmorea del più ingegnoso scultore fiorentino del Rinascimento – ha dichiarato Paola D’Agostino, direttrice dei Musei del Bargello. A  partire da giugno riapriremo la chiesa e il Museo di Orsanmichele due volte alla settimana”.

Dopo il restauro del 1986, che liberò la scultura dalla pesante ridipintura scura, iniziando il grande progetto di recupero dell’intero ciclo scultoreo di Orsanmichele, l’OPD è reintervenuto sul San Marco, la prima vera scultura autonoma dopo l’antichità classica e quindi uno dei testi fondanti del Rinascimento, ha aggiunto Marco Ciatti soprintendente dell’Opificio delle Pietre Dure. “Il restauro – ha proseguito Marco Ciatti – diretto da Riccardo Gennaioli, è stato accuratamente eseguito da Camilla Mancini e Franca Sorella ed è stato accompagnato dalle indagini scientifiche del Laboratorio scientifico, eseguite da Andrea Cagnini, Monica Galeotti e Simone Porcinai, che hanno consentito un ulteriore approfondimento della conoscenza dell’opera”.

Dal restauro sono riemerse tracce di doratura che impreziosiscono le ciocche scomposte della chioma e della barba, le bordure della tunica, i polsini delle maniche e le frange dei drappi che cingono la vita e le spalle della figura dell’Evangelista Marco. Ne scaturisce un’opera dal respiro monumentale, di sublime bellezza.

(Fiamma Domestici)